MISÊRIA E NUBILTÈ

miseriaenobiltaMisêria e Nubiltè

di Nanni Garella da Eduardo Scarpetta – con Vito, Umberto Bortolani e Nanni Garella – regia Nanni Garella
Arena del Sole – Nuova Scena – Teatro Stabile di Bologna e Associazione Arte e Salute Onlus
La trama. In uno squallido appartamento abitano, campando di espedienti, Felîz Di Torrinbocca, il suo compare Pascuèl e le rispettiva famiglie. La vicenda di questi squattrinati personaggi si intreccia con quella del marchesino Eugenio Favetti, il quale, innamorato dell’affascinante ballerina Gemma, non può vedere realizzato il suo sogno d’amore a causa del padre, contrario al matrimonio perché Gemma è figlia di Gaetano Semolone, detto Frittomisto, ex cuoco arricchito. Eugenio propone allora a Felîz di ordire una farsa mirabolante: dopo aver procurato allo stesso Felîz e ai suoi strampalati coinquilini gli abiti migliori, chiede loro di presentarsi al padre della futura sposa come la nobile famiglia Favetti. Gaetano accetta volentieri di dare in sposa la figlia, ben felice di imparentarsi con i nobili; ma attorno a questa promessa di matrimonio si scatenano colpi di scena con bugie, agnizioni e sconfessioni che faranno scoprire l’inganno, riportando la vicenda a un divertente quanto lieto finale.

Un classico della comicità napoletana riscritto in lingua bolognese. Secondo anno di repliche per Misêria e nubiltè, protagonista Vito assieme a Umberto Bortolani, il regista Nanni Garella e la compagnia di attori-pazienti psichiatrici di Arte e Salute. La commedia di Scarpetta, che fu uno dei cavalli di battaglia di Eduardo e di Totò, è la storia di una messa in scena per combinare un matrimonio impossibile tra colpi di scena, ricchezze ostentate e povertà nascoste.

Nota di Nanni Garella: Miseria e nobiltà è un’opera tradotta in lingua bolognese da una commedia in lingua napoletana, a sua volta tratta da una commedia francese. Da anni il tema delle diversità attraversa il mio lavoro: diversità come handicap fisico o psichico, diversità come povertà ed emarginazione, ma anche diversità linguistica. Ai margini della cosiddetta società del benessere – che più tale non sembra – nelle periferie sterminate di città senza volto, senza fognature, senza farmacie, senza biblioteche, vivono schiere di abitanti emarginati, declassati, poveri. Immagino quel mondo quando penso a Miseria e nobiltà. Un mondo affamato, disperato, violento; e allo stesso tempo vitale, ricco di fantasia e di speranze. E cerco di ascoltare il suono caotico di una lingua popolare, di un dialetto vivo, non ancora appiattito dall’italiano televisivo. È una lingua lessicalmente povera, un po’ sgangherata, inascoltata dalla letteratura contemporanea, eppure così piena di significati imprevedibili, di parole sonore come musica. Ho tentato più volte, nei miei spettacoli, di rivitalizzare la lingua teatrale italiana attraverso la grande tradizione dialettale (Arlecchino, Ista laus, Campiello, Il medico dei pazzi) cercando di rintracciare, nel calderone linguistico del nostro paese, una tessitura comune di parole, una radice della nostra identità nazionale. Miseria e nobiltà mi da’ occasione di continuare questo lavoro sulla lingua dialettale, in particolare quella bolognese, che non mi appartiene per nascita, ma che ho imparato ad ascoltare e ad amare.